novita in arrivo

 

Bozza decreto carceri: liberazione

anticipata e lavoro detenuti

 

Attraverso meccanismi sia in entrata, che in uscita, l’intervento normativo dovrebbe ridurre la popolazione carceraria di 3.500-4.000 persone, secondo le prima stime. La versione del decreto in possesso dell’ANSA è stata revisionata il 9 giugno e si compone di sei articoli.

 

Si tratta quindi di un pacchetto di misure-tampone piuttosto agili per affrontare l’emergenza del sovraffollamento delle carceri, che rischia di diventare come sempre più intenso durante l’estate, ma che in generale rappresenta uno degli ambiti che necessitano misure urgenti, anche per le richieste di riportare la situazione dentro gli standard comunitari e internazionali che arrivano dall’Europa.

 

Il decreto agisce apportando modifiche e aggiunte a diverse norme: l’art. 656 del codice di procedura penale sull’esecuzione delle pene detentive, con ricadute anche sulle disposizioni sulla detenzione domiciliare; la legge sul lavoro all’esterno dei detenuti; il testo unico sulla droga nella parte relativa alla repressione degli illeciti.

 

Una delle misure chiave, prevista nell’articolo 2 del decreto legge, riguarda lo sconto di pena ai fini della liberazione anticipata per i detenuti che danno prova di partecipare all’opera di rieducazione: una detrazione che sale da 45 a 60 giorni per ogni semestre di pena scontato. Una misura accompagnata da una disposizione transitoria all’art. 4 congegnata per evitare generalizzazioni ed effetti più estesi del necessario.

 

Tra le altre novità, si prevede che quando la pena residua da espiare, computando le detrazioni per buona condotta, non superi i 3 anni, o i 6 per i reati commessi da tossicodipendenti, il pm “trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza” perché provveda “senza ritardo con ordinanza” alla riduzione della pena. Quando questo stesso quadro riguardi la custodia cautelare, si prevede che il pm “trasmette gli atti al magistrato di sorveglianza per la decisione sulla liberazione anticipata”.

Inoltre, scatta la possibilità di sospendere l’esecuzione della pena nei casi di detenzione domiciliare in cui la pena non superi i 4 anni. Viene ampliata la possibilità di estendere l’assegnazione di detenuti ad attività in favore della collettività, prevedendo che specifiche categorie di detenuti non pericolosi “possono essere assegnati a titolo volontario all’esecuzione di progetti di pubblica utilità”, in base a “programma aggiornati con frequenza semestrale e trasmessi al magistrato di sorveglianza”. E si allargano le ipotesi di lavoro di pubblica utilità prevista per detenuti tossicodipendenti, ad eccezione di coloro condannati per i reati più gravi.

Fonte Rai News 24,it

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Perchè cambiare questo blog

” E’ mio dovere innanzitutto ringraziare gli utenti di questo blog che ne hanno consentito l’enorme successo ,ma allo stesso tempo questo ultimo anno mi ha spinto a svolgere una serie di riflessioni circa il modo di svilupparlo per renderlo ancora più vicino alle esigenze di chi mi ha scritto che non solo mi ha rappresentato semplici quesiti di natura giuridica ,ma anche drammi personali o di loro congiunti che vivono il problema della applicazione della misura detentiva o comunque limitativa della libertà personale.

Innanzitutto l’elevato numero di richieste di consulenza legale ha determinato un grosso problema alla mia attività, in quanto mi sono accorto che la natura dei quesiti proposti richiedeva risposte sempre più articolate e precise che naturalmente entravano in collisione con il lavoro quotidiano , dovendo fronteggiare situazioni analoghe che venivano rappresentate al mio studio, a ciò aggiungendovi l’attività di udienza che richiede altrettanto impegno e fatica.

Mi sono trovato quindi a dovere prendere una decisione ,allorquando mi sono accorto che non riuscivo più a rispondere , per i motivi di cui sopra, nei tempi che mi venivano richiesti

Queste riflessioni mi hanno portato alla decisione

di creare una piattaforma “web” che rimarrà gratuita per quanto riguarda l’aspetto di “informazione” all’utenza circa gli aspetti delle problematiche processual-penalistiche . In merito invece alle singole questioni che verrano proposte le stesse dovranno essere remunerate secondo i minimi tariffari previsti del Consiglio Nazionale Forense al fine di vedersi garantita una risposta maggiormente articolata ed in tempi rapidi.

Inoltre voglio segnalare che ,per quanto non sia divenuta norma cogente, ho ritenuto opportuno aderire all’intepretazione di alcuni Ordini Forensi(cfr per tutti” Ordine degli Avvocati di Milano” ottobre 2000) che ritierne le consulenze legali on line a titolo gratuito in violazione della normativa deontologica e più precisamente di quel rapporto di reciproci diritti e doveri che insorgono allorquando si instaure un rapporto di fiducia tra l’avvocato ed il proprio assistito ed inoltr dell’art 19 Del Codice Deontologico circa “il divieto di accaparamento di clientela”

Chiedo scusa……ero in crisi con il lavoro e con il computer!

L’attività di questo blog riprende da oggi.

Chiedo scusa se vi ho fatto aspettare,ma l’assolvimento di gravosi impegni professionali.,accompagnati da problemi derivanti dal mio computer attaccato da un virus che ne ha inevitalmente condizionato l’uso, mi hanno costretto ad interrompere,l’attività di questo blog.

Allo stesso tempo questo periodo di stasi ed il risconto crescente in termini di contatti e di quesiti che giornalmente leggo,mi spinngono a porvi questa domanda . Cosa ne pensate di un blo a pagamento?

Il vantaggio potrebbe essere duplice,in quanto da una parte avrei un riscontro economico da questa attività,ma dall’altra voi avreste risposte più puntuali ed ed esaurienti come dei veri e propri clienti “reali”. Accetto consigli…ed anche improperi! (nei limiti di un amabile dialettica!)

STALKING OVVERO “SINDROME DEL MOLESTATORE ASSILLANTE

Per stalking (lett. perseguitare, dare la caccia) si intende l’agire di un soggetto, stalker, che, con comportamenti reiterati e ossessivi, pone in essere una vera e propria persecuzione nei confronti di un’altra persona (vittima), solitamente di sesso opposto. Le molestie sono compiute attraverso tentativi di comunicazione (telefonate, sms, e-mail, lettere, murales), appostamenti, pedinamenti, intrusioni nella vita privata, danneggiamenti di cose, fino ad arrivare alla violenza fisica sulla vittima stessa, e nei casi estremi all’omicidio c.d. “passionale”. Le vittime di stalking sono in prevalenza donne (86%), che si trovano a dover subire “molestie assillanti” da parte di conoscenti o colleghi, solitamente allo scopo di intraprendere una relazione sentimentale, ma più di frequente lo stalker è un ex partner, spinto dalla voglia di riallacciare una relazione conclusa o dal desiderio di vendetta per il “torto” generato dall’abbandono. Il comportamento dello stalker deve superare i limiti della normale tollerabilità, generando nella vittima una costante sensazione di ansia, che arrivi a compromettere il normale svolgimento di vita: cambiamento delle abitudini, di lavoro, di numero telefonico, nei casi più gravi, cambiamento di città.

Il disegno di legge n. 1440, con il quale vengono predisposte “misure idonee a contrastare i fenomeni persecutori”, è stato approvato alla Camera, il 29 gennaio 2009, ed è in attesa di approvazione definitiva al Senato. L’innovazione, che tale riforma dovrebbe introdurre, sta nel fatto di prevedere un reato specifico art. 612 bis, denominato “Atti persecutori”, simile ma non identificabile, allo stato normativo attuale, con i reati di percosse art. 581 c.p., lesione personale art. 582 c.p., ingiuria 594 c.p., diffamazione art. 595 c.p., violenza sessuale art. 609 bis, violenza privata 610 c.p., minaccia art 612 c.p., danneggiamento art 635 c.p.

Chi minaccia o molesta qualcuno in maniera ripetuta attraverso appostamenti, “incontri casuali”, inseguimenti, tentativi di comunicazione, minacce verbali, aggressioni fisiche rivolte alla persona o ai suoi familiari, ad amici o ad animali, potrà essere accusato del reato di atti persecutori. Lo stalking deve essere compiuto in modo consapevole, intenzionale e continuato, cioè deve perdurare per un intervallo di tempo considerevole (settimane, mesi, spesso a qualsiasi ora del giorno e della notte) tale da generare nella vittima uno stato di ansia e timore per la propria incolumità e per quella dei propri cari.

Secondo la nuova normativa la vittima di stalking potrà sporgere querela entro sei mesi dal compimento degli atti persecutori, ma si procederà d’ufficio (senza necessità di querela, che potrebbe esporre a “ripercussioni”la stessa vittima) per fatti commessi nei confronti di un minore o se ricorre una circostanza aggravante ex art. 339 c.p. Fino alla presentazione della querela, inoltre, la persona offesa può richiedere al questore, attraverso le autorità di pubblica sicurezza, che l’autore degli atti da stalking venga ammonito oralmente a tenere una condotta conforme alla legge.

La pena prevista va da sei mesi a quattro anni di reclusione ma è aumentata se il fatto è stato commesso contro un minore, una donna in stato di gravidanza o se il fatto è commesso dal coniuge separato o divorziato o da chi sia stato legato da relazione affettiva con la persona offesa. Se la condotta persecutoria sfocia nel delitto di omicidio la pena prevista è quella dell’ergastolo.

La persona offesa può costituirsi parte civile nel processo contro l’autore dello stalking al fine di richiedere un risarcimento, sia per i danni economici subiti, derivanti dal cambiamento delle abitudini di vita, sia per danno non patrimoniale (importante sentenza in materia è quella della Corte di Cassazione 11 novembre 2008 n.26972, in cui si afferma l’unicità della figura di danno non patrimoniale, che deve essere risarcito o in presenza di un fatto costituente reato, oppure nel caso di lesione dei diritti inviolabili della persona).

Si riporta il testo integrale del disegno di legge in materia di stalking, in attesa di approvazione definitiva al Senato:

DISEGNO DI LEGGE N. 1440 A – Misure contro gli atti persecutori

Art. 1.

(Modifiche al codice penale)

1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) Salvo che il fatto costituisca più grave reato,dopo l’articolo 612 è inserito il seguente:

«Art. 612-bis. – (Atti persecutori). – È punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di un soggetto con disabilità, ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi, o da persona travisata, o con scritto anonimo.

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di persona con disabilità, ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio»;

b) al primo comma dell’articolo 576, dopo il numero 5 bis) è aggiunto il seguente:

«5-1) dall’autore del delitto previsto dall’articolo 612-bis».

Art. 2.

(Ammonimento)

1. Fino a quando non è proposta querela per il reato di cui all’articolo 612-bis del codice penale, la persona offesa può esporre i fatti all’autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell’autore della condotta. La richiesta è trasmessa senza ritardo al questore.

2. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l’istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti è stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale è rilasciata al richiedente dell’ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore valuta l’eventuale adozione di provvedimenti in materia di armi e munizioni.

2.bis. La pena per il delitto di cui all’articolo 612-bis del codice penale è aumentata se il fatto è commesso da soggetto già ammonito ai sensi del presente articolo.

3. Si procede d’ufficio per il delitto previsto dall’articolo 612-bis del codice penale quando il fatto è commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.

Art. 3.

(Modifiche al codice di procedura penale)

1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 266, comma 1, lettera f), dopo la parola: «minaccia,» sono inserite le seguenti: «atti persecutori,»;

b) dopo l’articolo 282-bis sono inseriti i seguenti:

«Art. 282-ter. – (Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa). – 1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice prescrive all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi o dalla persona offesa.

2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata distanza da tali luoghi ovvero da tali persone.

3. Il giudice può, inoltre, vietare all’imputato di comunicare, attraverso qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.

4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre limitazioni.

Art. 282-quater. – (Obblighi di comunicazione). – 1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati all’autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell’eventuale adozione dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati alla parte offesa e ai servizi socio-assistenziali del territorio»;

c) al comma 1-bis dell’articolo 392, le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

d) al comma 5-bis dell’articolo 398:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) le parole: «vi siano minori di anni sedici» sono sostituite dalle seguenti: «vi siano minorenni»;

3) le parole: «quando le esigenze del minore» sono sostituite dalle seguenti: «quando le esigenze di tutela delle persone»;

4) le parole: «l’abitazione dello stesso minore» sono sostituite dalle seguenti: «l’abitazione della persona interessata all’assunzione della prova»;

e) al comma 4-ter dell’articolo 498:

1) le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 612-bis»;

2) dopo le parole: «l’esame del minore vittima del reato» sono inserite le seguenti: «ovvero del maggiorenne infermo di mente vittima del reato».

Art. 4.

(Modifica all’articolo 342-ter del codice civile)

1. All’articolo 342-ter, terzo comma, del codice civile, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti: «un anno».

Art. 5.

(Misure a sostegno delle vittime del reato di molestie insistenti)

1. Le forze dell’ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche che ricevono dalla vittima notizia di reato di atti persecutori, di cui all’articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall’articolo 1 della presente legge, hanno l’obbligo di fornire alla vittima stessa tutte le informazioni relative ai Centri antiviolenza presenti sul territorio, ed in particolare nella zona di residenza della vittima. Le forze dell’ordine, i presìdi sanitari e le istituzioni pubbliche provvedono a mettere in contatto la vittima con i Centri antiviolenza, qualora ne faccia espressamente richiesta.

Art. 6

(Clausola di invarianza finanziaria)

1. Dall’attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

Art. 7.

(Entrata in vigore)

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Si segnalano siti web di interesse per tale argomento:

http://www.stalking.it/

http://www.benessere.com

http://www.mentesociale.it

http://www.pariopportunita.gov.it

(questo articolo è stato redatto dalla dott.

Sara Bellantoni : sarabellantoni@alice.it

MESSAGGIO PER GLI UTENTI DEL BLOG

Chiedo scusa agli utenti e a coloro che sono in attesa di una risposta ai quesiti da loro inviati,per il ritardo con cui mi accingo a rispondere .

Motivi tecnici indipendenti dalla mia volontà,hanno reso difficoltoso l’uso di questo mezzo.

Ma i problemi hanno sempre una loro soluzione…ed eccomi tornato in piena attività,cogliendo l’occasione per ringraziare gli utenti che hanno comunque scritto ,nonchè quelli che mi hanno gratificato con un numero di “accessi” assolutamente insperato,nonostante la forzata inattività.

LIBERO ACCESSO ALLA E-MAIL DEL DIPENDENTE SE IL DATORE DI LAVORO CONOSCE LA PASSWORD PERSONALE

Per svolgere una adeguata riflessione su questo caso dobbiamo partire da una lettura dell’art 616 I comma c.p che così recita”Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa,a lui non diretta,ovvero sottrare o distrae,al fine di prenderne o di farne da altri prenderne cognizione,una corrispondenza chiusa o aperta,a lui non diretta,ovvero,in tutto o in parte,la distrugge o sopprime,è punito,se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge,con la reclusione fino ad un anno o con la multa da Euro 30 a euro 516

art 616 IV comma : Agli effetti della diposiziobe di questa sezione,per “corrispondenza” s’intende quella epistolare,telegrafica o telefonica,informale o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

Il problema che la Corte di Cassazione si è posta è il seguente e cioè se la posta elettronica del dipendente possa ritenersi “chiusa” per il datore di lavoro ,laddove il contenuto di questa attiene alla attività produttiva dell’azienda”

La Corte sul punto è intervenuta concentrando la sua attenzione non sulla segretezza della corrispondenza che è bene costituzionalmente tutelato(art 15″La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”) e che quindi non presenta ,per il caso che ci occupa margini ulteriori di discussione ,ma sul soggetto legittimato ad “aprire” una missiva(cartacea od elettronica…..poco importa!)

Nel caso di specie la password era a disposizione del capo dell’ufficio,in virtù di una disposizione regolamentare che abilitava il computer al solo fine di inviare e ricevere notizie inerenti l’attività dell’azienda e che quindi l’avere usato tale chiave di accesso non rappresenta di per sè è un illecito.

Di qui se ne ricava il principio che la tutela della riservatezza della corrispondenza è da intendersi assoluta solo allorquando il titolare di essa ne possiede l’esclusività per consuetudine o per disposizione di legge.